Capitolo 9 — Abraham Ankawa (Salé 1812 – Orano 1890)

Il terzo trasmettitore del pensiero ebraico, Abraham Ankawa (1812-1890), si colloca all'incrocio geografico tra il Marocco e l'Algeria, tra Salé e Orano.

9.1 Biografia e primi viaggi

Nato a Salé nel 1812, figlio di Mordekhaï Ankawa (1779-1840), lui stesso dayyan a Salé. Abraham fu al tempo stesso erudito talmudico, shohet (macellatore rituale) e dayyan (giudice rabbinico). La sua traiettoria geografica testimonia l'estensione della rete rabbinica sefardita nel XIX secolo: viaggiò a Livorno nel 1838 e nel 1858, sorvegliandovi la stampa delle sue opere presso la casa editrice Benamozegh, la più prestigiosa casa editrice ebraica del Mediterraneo.

Riquadro — Zevaḥim Shelemim (Livorno, 1858): un manuale di macellazione rituale transmediterraneo

Prima opera maggiore pubblicata da Abraham Ankawa durante il suo secondo soggiorno a Livorno, Zevaḥim Shelemim ve-Khesef Aḥer condensa il pensiero halakhico dell'autore sulle leggi della sheḥita (macellazione rituale) e conferma il suo ruolo di trasmettitore tra le scuole sefardite del Maghreb. Il volume, di 226 pagine, presenta la disposizione tipografica caratteristica delle edizioni livornesi: al centro, il testo delle Hilkhot Sheḥita del Mishné Torà di Maimonide; attorno, il commento dello stesso Ankawa, diviso in Kesef Aḥer (discussione sulle posizioni maimonidiane) e Zevaḥim Shelemim propriamente detto (sintesi delle novellae dei Rishonim e degli Aḥaronim); a piè di pagina, l'editio princeps del Maggid Mishné del rabbino algerino Yehouda Alkalaz (~1540), estratta per la prima volta da un manoscritto di cui Ankawa si era fatto depositario. In allegato figurano un Seder ha-Get — manuale pratico di redazione degli atti di divorzio, classificato in ordine alfabetico per servire i tribunali rabbinici — e un Seder ha-Ḥalitsa, sul rito del levirato. L'opera suscitò una polemica con diversi rabbini algerini, capeggiati da R. Moshé Sebaoun di Orano. Ankawa replicò due anni dopo in Tohorat ha-Kessef (Livorno, 1860). Questa controversia, studiata da Jessica Marglin, illustra le tensioni halakhiche nate dall'incontro tra le tradizioni marocchine importate da Ankawa e il rabbinato algerino autoctono confrontato alle riforme coloniali francesi. Zevaḥim Shelemim costituisce inoltre una fonte secondaria preziosa per la genealogia del lignaggio Alnaqua: nella sua prefazione, Abraham Ankawa riporta la tradizione secondo cui il Rab di Tlemcen avrebbe avuto un terzo figlio chiamato Salomone, e persino un quarto chiamato Yehuda — informazione che nessun'altra fonte primaria conosciuta conferma fino ad oggi, ma che merita di essere incorporata nel dossier delle ipotesi sulla discendenza immediata del Rab.

9.2 Accademia di Tlemcen e Keren Hemer

Durante un soggiorno di tre anni a Tlemcen, fondò un'accademia talmudica che prolungava la tradizione del Rab Éphraïm, stabilita quattro secoli prima. La sua opera principale, il Keren Hemer ('Una vigna ammirabile'), apparsa a Livorno in due volumi (1869 e 1871), è una raccolta di decisioni giuridiche adottate da giudici castigliani giunti in Marocco dopo l'espulsione del 1492 — una compilazione senza equivalenti nella letteratura rabbinica sefardita.

9.3 La questione della tradizione e della modernità

Convinto che l'adattamento alle leggi del paese ospitante fosse necessario, Abraham Ankawa si appoggiava al principio talmudico 'dina de-malkhuta dina' ('il diritto del paese in cui risiede un ebreo gli si impone'), principio emerso dal Talmud di Babilonia (Bava Batra 54b) e codificato da Maimonide e dallo Shulhan Arukh. Questa posizione, decisamente modernista per la sua epoca, lo condusse a controversie con i rabbini più conservatori che ritenevano che il diritto rabbinico dovesse prevalere in ogni circostanza. Si dimise dal suo incarico di gran rabbino di Mascara (Algeria) nel 1878 al termine di queste controversie. L'articolo di Jessica Marglin (Jewish Social Studies, 2014) analizza brillantemente la sua traiettoria come quella di un uomo che viveva tra due imperi (il Marocco e la Francia coloniale) e due sistemi giuridici, cercando di armonizzarli a beneficio della sua comunità.

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