Conclusione

Al termine di questo percorso attraverso sette secoli di storia, da Toledo a Tlemcen, da Siviglia a Gerusalemme, da Salé a Parigi, si impone un'evidenza: il lignaggio Encaoua non è semplicemente un lignaggio tra gli altri nell'immenso albero dell'ebraismo sefardita. È uno dei suoi rami più vitali, più fecondi e più fedeli all'ideale di trasmissione che fonda l'identità ebraica.

Un lignaggio al servizio del pensiero

Da Rav Israël Al-Naqua, bruciato vivo a Écija il 6 giugno 1391 tenendo in mano un Sefer Torà, fino a David Encaoua, professore emerito della Sorbona che pubblica presso l'editore L'Harmattan le sue riflessioni sulle sfide contemporanee dell'ebraismo — la catena non si è mai spezzata. Ogni generazione ha prodotto i suoi «trasmettitori del pensiero»: uomini che seppero coniugare l'erudizione tradizionale e i saperi della loro epoca, la fedeltà ai testi sacri e l'apertura alla filosofia, alla medicina, alla poesia, al diritto. Il Menorat ha-Maor di Israël Al-Naqua voleva rendere la Torà accessibile a tutti; lo Sha'ar Kevod Hashem di Ephraïm Al-Naqua dimostrava la compatibilità della ragione e della fede; il Keren Hemer di Abraham Ankawa codificava la giurisprudenza rabbinica; i Karné Rem di Raphaël Encaoua unificavano il diritto dell'Alto Tribunale Rabbinico del Marocco. Ciascuna di queste opere, nella sua epoca e a suo modo, rispondeva allo stesso imperativo: trasmettere adattando, preservare rinnovando.

La resistenza come vocazione

La storia degli Encaoua è anche una storia di resistenza. Resistenza alla persecuzione nel 1391, quando Rav Yaakov Encaoua di Siviglia scelse il martirio piuttosto che la conversione forzata. Resistenza all'esilio nel 1492, quando intere rami della famiglia scelsero di partire piuttosto che rinnegare la propria fede. Resistenza all'assimilazione nel Maghreb, quando per cinque secoli gli Encaoua mantennero viva la tradizione rabbinica nelle sinagoghe di Tlemcen, di Oran e di Salé. Resistenza alle leggi antisemite di Vichy nel 1940, che colpirono duramente gli ebrei d'Algeria. Resistenza all'oblio, infine, quando dopo l'esodo del 1962, la diaspora Encaoua intraprese il compito di preservare, contro ogni avversità, la memoria di un mondo scomparso. Questa resistenza non è una semplice ostinazione: procede da una profonda convinzione, radicata nella Torà, secondo cui la memoria è un dovere sacro e l'oblio è una forma di morte spirituale.

Gli Encaoua oggi: una presenza mondiale

Il lignaggio Encaoua è oggi disperso su quattro continenti. In Francia, dove la maggior parte dei discendenti degli ebrei d'Algeria e del Marocco si è stabilita dopo il 1962, gli Encaoua sono presenti a Parigi, Marsiglia, Lione, Nizza e in molte altre città. In Israele, rami della famiglia vivono a Gerusalemme, Netanya, Dimona e in altre località — una sinagoga dedicata al Rab Ephraïm Al-Naqua perpetua la sua memoria a Gerusalemme. In Canada, specialmente a Montreal, e negli Stati Uniti, altri rami della famiglia hanno messo radici. Nel Marocco stesso, alcuni discendenti continuano a vivere, custodi di una presenza plurisecolare. Questa dispersione geografica, lungi dal diluire l'identità familiare, l'ha al contrario arricchita: gli Encaoua di oggi portano in sé una molteplicità di appartenenze — sefardita e ashkenazita, francofona ed ebraizzante, tradizionale e moderna — che fa di questa famiglia un microcosmo del popolo ebraico contemporaneo.

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