Introduzione

Questo Gran Libro è il frutto di un lavoro collettivo, nutrito da decenni di ricerche storiche, genealogiche e teologiche. Ripercorre la storia di una famiglia ebrea sefardita la cui traiettoria abbraccia, almeno dal XII secolo, i grandi movimenti della storia del popolo ebraico — dall'età dell'oro andalusa agli esili contemporanei, passando per le persecuzioni, le rinascite e le trasmissioni silenziose del sapere.

Perché questo Gran Libro?

L'ambizione di questo Gran Libro è triplice. In primo luogo, riunire in un unico corpus le conoscenze disperse sul lignaggio Encaoua — un nome che, nelle sue molteplici grafie (Al-Naqua, Alnakaoua, Ankawa, Enkaoua, Encaoua), attraversa sette secoli di storia ebraica mediterranea. In secondo luogo, rendere omaggio ai «trasmettitori del pensiero» — quegli uomini e quelle donne che, di generazione in generazione, hanno tramandato un'eredità intellettuale e spirituale di eccezionale ricchezza. Infine, offrire ai discendenti di questa famiglia, ovunque si trovino oggi — in Francia, in Israele, in Canada, negli Stati Uniti, in Marocco o altrove — un luogo di memoria vivo, accessibile e condiviso.

Una famiglia al crocevia della storia

La storia degli Encaoua è indissolubile da quella dell'ebraismo sefardita. Ne costituisce uno dei fili più antichi e più continui. Dalle prime menzioni nei responsa del XII secolo fino ai lavori universitari contemporanei di David Encaoua e alle ricerche genealogiche di Bernard Bensaïd, questa famiglia incarna la permanenza di una tradizione erudita le cui radici affondano nelle accademie talmudiche di Toledo, nelle corti califfali di Cordova e nelle sinagoghe di Tlemcen. Il nome Encaoua non è soltanto un patronimico: è il marcatore di un lignaggio di cui ogni generazione ha saputo rispondere alle sfide del proprio tempo conservando al contempo l'essenziale di ciò che aveva ricevuto.

Le fonti di questo lavoro

Questo Gran Libro si fonda su tre categorie di fonti. In primo luogo, le fonti primarie: manoscritti rabbinici conservati nelle biblioteche di Oxford (Bodleian Library), Parigi (BnF), Roma (Biblioteca Vaticana) e Gerusalemme; responsa halachici pubblicati a Livorno, Tunisi e Gerusalemme tra il XVI e il XX secolo; atti notarili e registri di stato civile degli Archivi Nazionali d'Oltremare (ANOM) di Aix-en-Provence. In secondo luogo, i lavori accademici: gli articoli e le opere di David Encaoua (Généalo-J, L'Harmattan), gli studi di Haïm Zafrani sull'ebraismo marocchino, le ricerche di Jessica Marglin sugli ebrei del Maghreb, e l'enciclopedia monumentale della Jewish Encyclopedia. In terzo luogo, le testimonianze vive: il Manuscrit Sacré di Didier Nebot (2026), nutrito dalla testimonianza di Fred Enkaoua, discendente diretto del Rav di Tlemcen, e le ricerche genealogiche di Bernard Bensaïd su Geneanet.

Piano dell'opera

L'opera è organizzata in nove parti e ventinove capitoli. La Parte I esplora le origini del nome e le prime tracce documentate. La Parte II abbraccia l'apogeo intellettuale e spirituale degli Encaoua nella Spagna medievale. La Parte III è consacrata ai quattro «trasmettitori del pensiero ebraico» identificati da David Encaoua: Israël Al-Naqua, Ephraïm Al-Naqua, Abraham Ankawa e Raphaël Encaoua. La Parte IV tratta dell'espulsione del 1492 e della diaspora che ne seguì. La Parte V descrive l'irradiazione rabbinica degli Encaoua nel Maghreb dal XVI al XIX secolo. La Parte VI affronta l'era moderna, dalla colonizzazione agli esili del XX secolo. Le Parti VII e VIII presentano i contributi essenziali di Didier Nebot e di David Encaoua alla conoscenza di questo lignaggio. La Parte IX, infine, è dedicata alle ricerche genealogiche di Bernard Bensaïd.

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