Gli Encaoua che scelsero il Maghreb si insediarono principalmente a Tlemcen e a Fès, unendosi a comunità ebraiche già stabilite.
I Toshavim (residenti di antico insediamento) accolsero i Megorashim (esiliati) con un misto di generosità e tensione. A Tlemcen, gli Encaoua si imposero rapidamente come una delle principali famiglie rabbiniche, beneficiando del prestigio acquisito un secolo prima dal Rab Éphraïm Al-Naqua. Il regime giuridico delle comunità ebraiche nel Maghreb — le Takkanot — fu spesso teatro di rivalità tra i nuovi arrivati castigliani e le famiglie autoctone di rito locale.
Gli esiliati del 1492 percorsero diverse rotte verso il Maghreb. Alcuni transitarono per il Portogallo (prima dell'espulsione portoghese del 1496-1497), altri per le Baleari o direttamente via mare verso Oran, Fès e Tlemcen. La memoria familiare degli Encaoua conserva il ricordo di quel periplo attraverso piyutim liturgici e allusioni nei responsa. Il Rab Éphraïm aveva ottenuto, peraltro, dal sultano di Tlemcen, un secolo prima, l'autorizzazione affinché famiglie ebraiche di Spagna venissero a stabilirsi in città — profetizzando in qualche modo l'esodo a venire.
Nel corso del XVI secolo, le comunità ebraiche del Maghreb si organizzarono in comunità distinte — i castigliani (megorashim) e gli autoctoni (toshavim) — prima di fondersi progressivamente. A Tlemcen, come a Fès, i dayanim Encaoua svolsero un ruolo determinante in questa unificazione, apportando la tradizione giuridica castigliana arricchita da secoli di pratica in Spagna. Questa fusione diede origine a un ebraismo maghrebino originale, né puramente sefardita né puramente autoctono, bensì sintesi creativa delle due tradizioni.
L'insediamento degli esiliati iberici si svolge su sei poli principali documentati da MMJMM: Tlemcen, Oran, Fès, Tétouan, Salé, e il rifugio italiano di Livorno. Ognuno ha la propria liturgia, i propri dayanim e i propri manoscritti.