Capitolo 12 — L'insediamento nel Maghreb (1492–1600)

Gli Encaoua che scelsero il Maghreb si insediarono principalmente a Tlemcen e a Fès, unendosi a comunità ebraiche già stabilite.

12.1 Toshavim e Megorashim

I Toshavim (residenti di antico insediamento) accolsero i Megorashim (esiliati) con un misto di generosità e tensione. A Tlemcen, gli Encaoua si imposero rapidamente come una delle principali famiglie rabbiniche, beneficiando del prestigio acquisito un secolo prima dal Rab Éphraïm Al-Naqua. Il regime giuridico delle comunità ebraiche nel Maghreb — le Takkanot — fu spesso teatro di rivalità tra i nuovi arrivati castigliani e le famiglie autoctone di rito locale.

12.2 Le rotte dell'insediamento

Gli esiliati del 1492 percorsero diverse rotte verso il Maghreb. Alcuni transitarono per il Portogallo (prima dell'espulsione portoghese del 1496-1497), altri per le Baleari o direttamente via mare verso Oran, Fès e Tlemcen. La memoria familiare degli Encaoua conserva il ricordo di quel periplo attraverso piyutim liturgici e allusioni nei responsa. Il Rab Éphraïm aveva ottenuto, peraltro, dal sultano di Tlemcen, un secolo prima, l'autorizzazione affinché famiglie ebraiche di Spagna venissero a stabilirsi in città — profetizzando in qualche modo l'esodo a venire.

12.3 L'organizzazione comunitaria nel secolo XVI

Nel corso del XVI secolo, le comunità ebraiche del Maghreb si organizzarono in comunità distinte — i castigliani (megorashim) e gli autoctoni (toshavim) — prima di fondersi progressivamente. A Tlemcen, come a Fès, i dayanim Encaoua svolsero un ruolo determinante in questa unificazione, apportando la tradizione giuridica castigliana arricchita da secoli di pratica in Spagna. Questa fusione diede origine a un ebraismo maghrebino originale, né puramente sefardita né puramente autoctono, bensì sintesi creativa delle due tradizioni.

Le sei comunità di accoglienza nel Maghreb

L'insediamento degli esiliati iberici si svolge su sei poli principali documentati da MMJMM: Tlemcen, Oran, Fès, Tétouan, Salé, e il rifugio italiano di Livorno. Ognuno ha la propria liturgia, i propri dayanim e i propri manoscritti.

Il Grande Libro degli Encaoua →