Capitolo 17 — I contributi dottrinali: halakhà ed ermeneutica

I responsa prodotti dagli Encaoua rivelano un metodo decisorio coerente e una sensibilità particolare verso le questioni sociali.

17.1 Metodo e stile decisorio

Il metodo decisorio degli Encaoua si caratterizza per tre tratti distintivi. In primo luogo, una grande attenzione alle situazioni reali: invece di applicare meccanicamente i codici, i dayanim Encaoua si sforzavano di comprendere la realtà concreta di ciascun richiedente. In secondo luogo, un ricorso costante ai precedenti talmudici, ma interpretati con la sensibilità propria dell'ebraismo maghrebino, più flessibile e pragmatica rispetto alla tradizione ashkenazita. In terzo luogo, una posizione generosa verso la reintegrazione dei conversos nelle comunità ebraiche — questione cruciale dopo il 1391 e il 1492, quando migliaia di ebrei convertiti con la forza cercarono di tornare all'ebraismo. Questo approccio umanista della giustizia rabbinica spiega perché gli Encaoua fossero rispettati non solo dagli ebrei, ma anche dalle autorità musulmane, che riconoscevano in loro giudici equi e attenti al bene comune.

17.2 I responsa sullo statuto dei conversos

Gli Encaoua si mostrarono favorevoli alla reintegrazione degli anusim (ebrei convertiti con la forza), adottando una posizione generosa ispirata dal Rivash (Rabbi Isaac Bar Sheshet Perfet) e dal Rashbash (Rabbi Shimon ben Tsemah Duran), i due grandi decisori che avevano accompagnato Éphraïm Al-Naqua nel suo esilio verso il Maghreb nel 1391. Questa questione — un ebreo convertito con la forza al cristianesimo conserva il suo statuto ebraico? — fu una delle più dibattute nella halakhà successiva al 1391. Gli Encaoua, fedeli alla tradizione castigliana, ritennero che la conversione forzata fosse nulla e che i conversos dovessero essere accolti come fratelli che tornavano all'ovile. Questa posizione contribuì a fare del Maghreb una terra di rifugio e di reintegrazione per migliaia di criptoebrei provenienti dalla Spagna e dal Portogallo.

17.3 Commenti alla Torah e allo Zohar

Un commento al Pentateuco attribuito a un Rav Shlomo Encaoua del XVI secolo, di cui si conserva un manoscritto frammentario al Jewish Theological Seminary di New York (ms. ENA 2726), testimonia la diversità della produzione intellettuale degli Encaoua. Questo testo mescola l'esegesi letterale (peshat) e l'interpretazione mistica (sod), nella tradizione dei commentatori sefarditi che si rifiutavano di scegliere tra l'approccio razionale di Maimonide e l'approccio mistico dello Zohar.

17.4 La trasmissione del diritto rabbinico castigliano al Maghreb

Uno dei contributi più significativi degli Encaoua all'ebraismo maghrebino fu la trasmissione del diritto rabbinico castigliano. Le Takkanot (regolamenti comunitari) elaborate in Spagna durante i secoli XIII-XV costituivano un corpus giuridico di notevole sofisticazione, che abbracciava il diritto matrimoniale, il diritto successorio, il diritto commerciale e le relazioni con le autorità non ebraiche. Gli Encaoua, insediandosi nel Maghreb, apportarono questa tradizione giuridica castigliana e la innestarono nelle pratiche locali delle comunità toshavim (autoctone). Il Keren Hemer di Abraham Ankawa, pubblicato a Livorno nel 1869-1871, costituisce la testimonianza più compiuta di questa trasmissione: raccoglie le decisioni dei giudici castigliani giunti in Marocco dopo il 1492, creando un ponte giuridico tra la Spagna medievale e il Maghreb moderno.

Il Grande Libro degli Encaoua →